Il divo di Paolo Sorrentino

Il divo di Paolo Sorrentino

La Sfinge, il Gobbo, La Volpe, il Papa nero, Belzebù, il Divo. Quando un uomo arriva ad avere così tanti soprannomi popolari, l’uomo sfuma nel mito, nella costruzione onirica che gli altri fanno di lui. Eppure, chi è Giulio Andreotti?

Paolo Sorrentino torna a imemrgersi in una pellicola politica affrontando il racconto di uno dei personaggi politici più controversi della storia italiana e provando a raccontare sia l’uomo sia il politico. Ne viene fuori un ritratto grottesco ma anche toccante, un racconto straziante di una storia recente troppo poco raccontata e tremendamente attuale. Lo spettatore rimane dolcemente schiacciato tra quel piccolo uomo che soffre di terribili emicranie – e ricorre perfino all’agopuntura – all’uomo politico la cui ombra inghiotte un’Italia corrotta e fragile.

E così, nell’eleganza lirica della regia di Sorrentino, ci viene restituito un film bellissimo con sequenze e dialoghi perfetti. La scena icona è senza dubbio Andreotti che tiene per mano la moglie – ‘unica persona che ha creduto di poterlo conoscere davvero – guardando alla tv Renato Zero che canta “I migliori anni della nostra vita”, una scena surreale e umanissima che mostra con cinica sintesi di linguaggio un uomo che ha consacrato tutto se stesso a una causa. Una causa sbagliata.

Voto

Circa l'autore

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La Sfinge, il Gobbo, La Volpe, il Papa nero, Belzebù, il Divo. Quando un uomo arriva ad avere così tanti soprannomi popolari, l’uomo sfuma nel mito, nella costruzione onirica che gli altri fanno di lui. Eppure, chi è Giulio Andreotti?

Paolo Sorrentino torna a imemrgersi in una pellicola politica affrontando il racconto di uno dei personaggi politici più controversi della storia italiana e provando a raccontare sia l’uomo sia il politico. Ne viene fuori un ritratto grottesco ma anche toccante, un racconto straziante di una storia recente troppo poco raccontata e tremendamente attuale. Lo spettatore rimane dolcemente schiacciato tra quel piccolo uomo che soffre di terribili emicranie – e ricorre perfino all’agopuntura – all’uomo politico la cui ombra inghiotte un’Italia corrotta e fragile.

E così, nell’eleganza lirica della regia di Sorrentino, ci viene restituito un film bellissimo con sequenze e dialoghi perfetti. La scena icona è senza dubbio Andreotti che tiene per mano la moglie – ‘unica persona che ha creduto di poterlo conoscere davvero – guardando alla tv Renato Zero che canta “I migliori anni della nostra vita”, una scena surreale e umanissima che mostra con cinica sintesi di linguaggio un uomo che ha consacrato tutto se stesso a una causa. Una causa sbagliata.

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1 Commento

  1. Roberta

    Caro Cinefilo, vorrei parlati di una possibile collaborazione, come posso contattarti? Potresti scrivermi la tua email?
    Grazie mille in anticipo 😀

    Rispondi

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