Come si diventa uno dei dj più famosi al mondo? Fin troppo rapidamente per Avicii che nel giro di pochissimi anni da quando inizia a comporre musica entra nelle billboard mondiali. Scoperto nel 2008 da Ash Pournouri, che diventa il suo manager, Tim decide di assumere lo pseudonimo da DJ di Avicii. Avicii in sanscrito vuol dire senza onde e rappresenta nel buddhismo l’ultimo livello dell’inferno (Avīci).

La vita che si costruisce nel giro di pochissimo assomiglia proprio a un inferno dorato: oltre 800 show in tutto il mondo, nelle prime posizioni delle classifiche mondiali, collabroazioni con i più grandi artisti eppure solitudine, attacchi di ansia, alcool e e pancreatite logorano Tim dall’interno, scavandolo nel corpo e nella mente. Ossessionato dal lavoro in ritmi sempre crescenti, viene spinto sempre oltre il limite dai suoi amici e dai suoi datori di lavoro. Tim vaga per lo schermo perennemente solo. Solo su jet privati, solo dietro una console davanti a centinaia di persone. L’amore dei fan e la stime dei colleghi non riescono a salvarlo da se stesso e si ritira dallo show business per dedicarsi solo alla musica. Una scelta che forse è giunta troppo tardi stando alla sua recente scomparsa.

Avicii – true stories è un documentario dell’amico Levan, che lo ha seguito giorno dopo giorno per quattro anni. Un documentario incredibilmente crudo che con un linguaggio lineare, tratteggia le oscurità di una vita che dall’esterno appare invidiabile. E proprio l’occhio dell’amico appare particolarmente freddo e lontano, a sua volta complice, a sua volta carnefice, a sua volta spettatore di una discesa negli inferi di quel ragazzo biondo che aveva il fuoco sacro del talento e che, come molti artisti, ha bruciato la candela da entrambi i lati.

 

Voto