Louis, drammaturgo di successo, sta tornando a casa dopo dodici anni per dire alla sua famiglia che sta morendo. Morto tra i vivi viene accolto da una famiglia in bilico tra isterismo e affetto, incapace, ancora una volta, di capirlo profondamente.

Se inizialmente ci sembra difficile capire il punto di vista di Louis, il cui talento è stato premiato dal successo, pian piano ci addentriamo nel suo dolore silenzioso, tra le pieghe di una famiglia normale quanto distruttiva. I personaggi sono descritti da close-up di dettagli rivelatori: il trucco marcato di una madre che vorrebbe aggiustare la forma per dare contenuto alla sostanza della famiglia, alla violenza fisica di Antoine il fratello maggiore con complessi d’inferiorità irrisolti, Suzanne adolescente romantica alla ricerca di sè stessa attraverso gli occhi di Louis e i balbettii incerti di Catherine che, pur tartagliando, è l’unica che afferma con chiarezza le sopite verità e l’unica che comprende cosa, davvero, Louis sia venuto a fare.

Louis si muove in una casa che sono stanze della propria interiorità. Il sesso con Pierre, le gite di mezza giornata con la famiglia, i figli del fratello, i rimpianti. Con la sua regia sublime, Xavier Dolan, ci porta in un mondo impalpabile dove il più comune dei drammi – quello dell’incomprensione filiale – diventa un mito antico, ancestrale. I bokeh delle inquadrature, i toni morbidi, i tagli obliqui di luce in occhi liquidi, ci raccontano istantanee di quelli che potrebbero essere i nostri autoritratti.

Con grandissima eleganza arriviamo alla risoluzione finale, a un silenzio cupo. L’emozione dello spettatore è esplosa, l’uccellino del cucù è scappato via – simbolicamente e letteralmente – e vola smarrito nella stanza. Così Louis ha preso una decisione e affannosamente prova a ritrovare il suo equilibrio di volo verso un commiato finale. Si sente così, Louis, impaurito. Lo dice al suo interlocutore misterioso al telefono “Ho paura di loro”, perchè sa che le loro reazioni sono la chiave d’accesso dolorosissima ai suoi giovani mostri.

Mi piace pensare che Pierre sia morto dello stesso male che cova il protagonista. Forse perchè così si chiuderebbe il cerchio dei dolori del giovane Louis che è cresciuto nell’incomprensione di chi doveva solo amarlo e se ne va, trasportato dal male portato di notte da un amore che s’è arrampicato dalla finestra e s’è calato nella sua stanza da adolescente.Non ci sarebbe un quadro clinico da esaminare, zii e cugini dove rintracciare le radici del suo male; il male sarebbe stato trasmesso con l’amore di un altro. L’amore, il talento e la morte, sono solo suoi. 

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