Driss è un ragazzo uscito da poco di prigione, senza una direzione, abbandonato dal sistema e chiuso nella realtà della squallida periferia di Parigi, le banlieue parigine, lontana dagli Champs-Élysées e invece fatta di appartamenti incatastati come lego, sovraffollati, con docce strette nelle cui strade si riversano i giovani chiamati a scegliere tra impieghi poco legali e impieghi poco ambiziosi. Driss sfrutta l’assegno di mantenimento come disoccupato, parte perfetta del sistema che lo ha isolato e al cui isolamento partecipa attivamente. Finché tra le varie richieste di assunzione alle quali si presenta solo per farsi congedare incontra Philippe, ricchissimo tetraplegico. La ricca Parigi ha isolato anche lui, tra sfarzo e luci, certo, ma pur sempre prigioniero di pietismo e limiti urbani e fisici.


I francesi riescono a costruire un film dai contenuti sociali profondi e duri sottoforma di una commedia alla francese, con momenti comici, riflessivi, ironici e quel pizzico di stupore che riescono a mettere tra le pieghe del racconto. Omar Sy crea una coppia forte ed emotiva con François Cluzet, steriotipando alcuni atteggiamenti eppure riuscendo a restituirci un personaggio vero.

Nel finto scontro tra due mondi, quello del ricco e quello del povero, in realtà Driss e Philippe giocano nella stessa squadra quella degli “intouchables” (titolo originale della pellicola). Tocco di grazia per la colonna sonora del bravissimo Ludovico Einaudi che ci fa sognare in un’estetica sonora emozionante e sensibile.

Voto