Sebastian e Mia sono due giovani con due sogni grandi e luminosi. Lui vuole aprire un locale di jazz e lei vuole diventare un’attrice. Due sogni grandi e preziosi, che s’infrangono contro la spuma di una vita insignificante e mortificante, contro provini davanti a una persona che non ci ascolta, lavoro di piano man ridotto a jingle natalizi, pasti precotti e una stanza con altri cinque coinquilini. Finché un giorno Sebastian e Mia non si scontrano l’uno contro l’altro, non una ma due, tre, quattro volte.

Un amore che cambia la vita.

La La Land è un film magnifico e contemporaneo, che riprendendo il genere del musical di Un americano a Parigi e sa riproporre quella magia in una chiave del tutto nuova. Perchè La La Land racconta di tutti noi dai grandi sogni e il cuore folle, noi che sogniamo le luci della ribalta e ingoiamo il sapore acido delle sconfitte quotidiane, del lavoro duro e dell’umiltà di adattarsi a sogni di seconda mano da pochi euro al giorno. Questo film è per noi, come canta Mia, to the fools who dream, una generazione incastrata tra i sogni del boom economico e rimasta ancorata ad essere solo uno tra tanti, all’università pubblica dalle pareti scrostate, agli stage che non finiscono mai e alle posizioni sempre di qualcun altro. 

Con una fotografia incantevole di Linus Sandgren (Promised Land, American Hustle, Joy) e le interpretazioni superbe di Emma Stone Ryan Gosling seguiamo le storie di due vite di miseria e grandezza, lungo le strade dei sogni di Hollywood, due vite che si scontrano e si sciolgono come succede nella vita vera, contravvenendo alla grande legge del musical e lasciando che la favola viva negli occhi di quel che sarebbe potuto essere, una favola che si conclude solo nello sguardo finale tra Sebastian e Mia, cambiati per sempre da un amore grande che però non è l’amore lungo una vita. Un amore che ricuce gli strappi di una vita difficile e gli da la forza di accettare compromessi, di non gettare la spugna e credere, finalmente, in sé stessi.

Damien Chazelle firma un altro capolavoro sulla musica, passando dal dramma intenso assordante del vuoto al dramma da grande schermo sulle piccole miserie. A unire i lavori la musica e il desiderio di riuscire, con il sussurro di sottofondo che a volerlo, dobbiamo essere noi. Anche quando chiudono le luci e cala il sipario.

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