Florence Foster Jeckins è una donna forte con un grande, grandissimo amore per la musica. Farebbe tutto per la sua musica, la musa che l’ha ispirata e letteralmente salvato la vita. E Florence è il centro luminosissimo del suo Club Verdi, all’insegna del teatro e della grande musica, attraverso il talento della signora. Un talento stridente, acuto e piuttosto stonato, che risplende del buon cuore e della grandissima determinazione della donna e della silenziosa complicità del marito.
Tutti intorno le mentono e la incoraggiano a cantare, finché l’ambizione e l’ispirazione di Florence la spingono a voler cantare sul più grande palco di New York.

Florence è una commedia intelligente con un ritmo coinvolgente e un elegante gusto per la farsa teatrale. Stephen Frears riesce a superare il confronto con la prima versione della biografia di Foster Jeckins e lo fa con il suo gusto squisito per i film di ambientazione storica, dove ogni merletto è lo spaccato dolente di una borghesia fragile e arrogante, che compra recensioni e ha paura di una malattia che succhia via e forze.

Su una colonna sonora magnifica del talentuosissimo Alexandre Desplat,  si snodano le vicende di questo gruppo di personaggi altolocati e piccoli borghesi, li uni legati agi altri. St. Clair, il secondo marito di Florence, è un uomo dagli occhi azzurri e stanchi. Attore fallito, vive dei soldi della ricca moglie con la quale non ha rapporti fisici, ma li lega una profonda tenerezza. Un amore imperfetto e malconcio, un amore un po’ marcio, ma un amore a modo suo vero e autentico.
Allo stesso modo la personalità di Florence è così imperfetta e tanto amata, non perchè sia la migliore cantante, ma perchè ha un cuore buono.

Tra tanti film sul talento, un film sul non-talento, un film pronto a liberarci dal peso di dover per forza riuscire in tutto, di dover essere i migliori. Certamente però, Florence ci insegna a essere unici ed essere eccentrici, determinati e resilienti per realizzare i nostri sogni.

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