Tra i Picchi di Punta Bo, c’è il piccolo paese di Chinonso abitato dai Nonsochi. A Chinonso si aspetta tutto l’anno il Natale, lavorando alacremente per confezionare, impacchettare, lustrare, montare alberi e sparare neve ed accedenre luci colorate. Tutto brilla e luccica, tutto è bello e nuovo.  I nonsochi parlano di buoni sentimenti, cantano canzoni natalizie sulla riscoperta dei valori veri e chiudono tutto in carte luccicanti e nastri rossi. Tutti tranne il Grinch, un essere verde e solitario, dal cuore duro e incattivito. Il Grinch che abita sulla montagnam in una discarica, la discarica i tutto gli scarti dei Chinonso, egli stesso uno scarto del loro luccicante Natale. Quest’anno però, è stanco dei canti di natale e della loro stucchevole felicità, il Grinch ruberà il Natale.

Il Grinch è una magnifica favola natalizia sul consumismo, su come il Natale sia divenuto una festa dell’apparire che relega i suoi outsiders fuori dai festeggiamenti. I visini leziosi dei chinonsò sono lucidi come pubblicità di giocattoli luccicanti, vitrei sorrisi, dove il sindachì dirige le feste natalizie con dovizia e altrettanta superficialità. Se il grinch, nel suo odio autentico per il Natale, riesce a diventare così la parte più autentica della festa, la parte in cui il superfluo non è necessario, ma lo è solo l’amore e il desiderio di essere parte di qualcosa.
Una scenografia favolosa, incantata, che attraverso il surreale riesce a descriverci la nostra realtà. Bellissima la sceneggiatura, ricamata su misura dal libro che, anche nella versione italiana, non perde le rime e le allitterazioni trasportandoci in una filastrocca di Natale. Nella versione originale, poi, è possibile godere della voce narrante di Anthony Hopkins e quella di Jim Carrey per il Grinch, vera star del film… anche se per la versione italiana del Grinch è del bravo Stefano Benassi.

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