Lenny Belardo è il nuovo Pontefice. Bello come nessuno – mormora quasi il capo marketing – controllabile – afferma spavaldo il Cardinale Voiello – un santo – afferma adorante Suor Mary – un tipo strano – sussurra il responsabile del personale – un ingrato – sputa il Cardinale Spencer.
Pio XIII è un uomo indecifrabile, magnetico. Il suo sguardo è una sfinge, le sue parole intransigenti, i suoi atti del tutto imprevedibili. È un papa umano e grottesco, santissimo e deprecabilissimo.

Sorrentino crea una seria tv lirica che fonda la propria struttura narrativa sull’ossimoro. La sfida è raccontare un’enorme finzione confondendo quanto di reale, dove tutto è un simbolo di qualcos’altro in un gioco di matrioske di significati complessa e affascinante. Una fotografia estatica mette in piedi la grandezza di una figura iconica come quella del Papa, quello di Sorrentino non disposto a farsi strumentalizzare e pronto a tutto per innovare la sua chiesa.

Il ritmo talvolta rallenta, perdendosi in giravolte narrative un po’ pesanti, ma che vale la pena affrontare per un prodotto che mette in discussione il nostro modo di guardare – in positivo e negativo – a una delle istituzione più importanti e celebri del mondo. Bisogna fare attenzione però, a non confondere un prodotto di fiction, finzione appunto, con qualcosa di vero. Qui si racconta una storia, una storia di un Papa psicotico, savio eppure poco ortodosso, un Papa oscuro, un Papa luminoso. Se verosimile o meno non sta a noi giudicarlo, né tantomeno si può basare sulla verosimiglianza una critica a questa serie. Sorrentino ci racconta una storia, e diamine se sa farlo!

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