Noto per essere stato il primo anime ad aver fuso animazione tradizionale con animazione al computer “Ghost in the Shell” è uno dei miei film cyberpunk preferiti che come sapete è un genere che io amo moltissimo. Tratto dall’omonimo manga parla di un futuro prossimo –non così diverso dal nostro presente, del resto- (2029) dove il mondo è completamente informatizzato, gran parte degli individui che abitano il pianeta hanno impianti cibernetici o sono stati completamente robotizzati, dove la macchina ha corrotto del tutto l’empatia umana, e le varie nazioni sono ancora in lotta tra di loro.

Grandi e ampi controcampi, sequenze d’azione da togliere il fiato,Ghost in the shell è un prodotto raffinato non solo dal punto di vista dell’animazione, ma anche da quello della regia innegabilmente affiscinante grazie anche a una trama coinvolgente. L’importanza di questo piccolo gioiello dell’animazione è rintracciabile anche nelle notevoli influenze che ha avuto sul cinema come, ad esempio, la sequenza che illustra i crediti di apertura, alternati a sequenze della costruzione del corpo cibernetico di Motoko Kusanagi, i numeri che scorrono sullo sfondo sono la trasposizione numerica dei diversi nomi dello staff che ha lavorato al film. Questa forma espositiva ha in seguito ispirato il famoso codice di Matrix (e non solo! Vedrete molte scene da cui prenderanno spunto molti film di genere.)

Come alcuni sapranno c’è stato un seguito Ghost in the shell –L’ attacco dei cyborg che a livello grafico ed estetico è sicuramente più bello di questo, ma manca della tensione e della sostanza che invece “Ghost in the shell” ha.
Vi consiglio entrambi, pertanto, anche se continuo a preferire il primo. Piccola attenzione per le colonne sonore, bellissime.

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