Gli spaghetti western sposano lo splatter con un certo gusto demenziale e una grande capacità di scrittura solida e intelligentissima. Le citazioni sono disseminate: Stanley Kubrick vince con un richiamo a Spartacus nella prima scena e ad Arancia Meccanica nella scena del salone quando Beethoven porta alla mente del dottor Schultz, flashback di ultraviolenza. Sergio Leone è chiaramente omaggiato nella musica, ma anche in alcune trovate sceniche come la frase spezzata dall’esplosione e infine l’ immancabile John Ford con Sentieri Selvaggi e la cavalcata senza sella di Django verso Candyland.

Interpreti straordinari riconfermano il loro talento come il mio prediletto Christoph Waltz che è perfetto in questo ruolo tanto grezzo quanto raffinato del dottor Schultz, violento nelle uccisioni e tanto preciso nel gergo della legge. Cosa dire di Leonardo di Caprio? Mr Candie non poteva essere interpretato da nessun’altro. Gli ha conferito quell’ aria in bilico tra lo stupido e il pomposo, assolutamente credibile. Jamie Foxx fa un buon lavoro con il suo Django, non quanto i due sopracitati, ma bisogna riconoscergli talento e immedesimazione. D’obbligo citare Samuel L. Jackson odioso fino allo spasmo, il nero anti-negro è anche peggiore di Mr.Candie. è riuscito ad essere insopportabile in ogni gesto. Ha costruito un personaggio in ogni dettaglio, nella mimica facciale e degli atteggiamenti. Potrei riconoscere uno Stephen a chilometri di distanza!
Ruolo cameo come sempre per Tarantino che, secondo usanza, muore dopo pochi minuti. Altra piccola parte per Franco Nero interprete di Django nel film del ’60. Appare come schiavista durante la lotta tra mandighi a casa di Mr.Candie e si avvicina a Django chiedendogli come si chiama e Jamie Foxx risponde: Django. D-J-A-N-G-O. La D è muta – e Nero risponde: Lo so – segnando il suo legame con il personaggio.

La regia di Tarantino è sempre fluida, con stacchi-scena netti che con una brusca interruzione della musica ti catapultano nella scena presente. La musica ha una grande parte nel film. Quella di apertura, come molti sapranno, è l’ originale di Django del ’60. La colonna sonora è un mix dirompente di Ennio Morricone e rap gangsta che sembra unire i due mondi della segregazione razziale, ma che anche puramente come scelta stilistica si conferma vincente conferendo quel trash necessario per la costruzione della figura di Django con la reinterpretazione di Elisa del classico del maestro Morricone Ancora qui che è veramente stupenda.

Django Unchained è riuscito in una meraviglia che non vedevo più accadere da tempo: la sala applaudiva. Questo può essere in parte per la maggior fruibilità del trash negli ultimi anni, soprattutto inconsapevolmente, ma anche per il coinvolgimento emotivo che Tarantino comunque crea nella storia in una tensione drammatica presente nel trattare tanto duramente un tema difficile: la tratta degli schiavi. Pur sospettando che dietro vi si nasconda anche una critica all’olocausto (ad esempio il racconto che Stephen fa a Django su cosa gli accadrà nelle cave), tra tanti film fatti in proposito forse Tarantino è stato uno de pochi a farci rabbrividire, a restituire quel senso di noncuranza intorno a simili atti di violenza. Per una volta ho visto qualcuno distogliere lo sguardo difronte alla violenza fatta ad un altro uomo e tanto basta per fare i miei complimenti a Tarantino.

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