Edith vede i fantasmi. Mostruosi fantasmi le parlano e lei ne scrive nelle sue storie. Emancipata donna d’inizio ‘900 vive con suo padre, un alto borghese intraprendente che l’adora più di sé stesso. La bellezza di Edith non passa inosservata: il dottore belloccio e interessante le fa romanticamente la corte, ma al cuor non si comanda e le sue attenzioni cadono invece sul tenebroso Thomas Sharpe, inglese, con a seguito la sua inquietante sorella Lucille. Un fantasma l’ha messa in guardia da Crimson Peak, il picco cremisi ed Edith una storia di fantasmi la sta per vivere. Fantasmi tangibili, assassini e dal cuore spezzato.
Crimson Peak è visivamente un lavoro raffinatissimo, degno della firma tetra e immaginifica di Guillermo del Toro: enormi case in rovina dal tetto sfondato, cave di argilla che tingono la neve immacolata di rosso sangue e vestiti in velluti e organze sdrucite che fanno venire la pelle d’oca e l’amore negli occhi. Non fraintendiamoci: Crimson Peak poteva essere un porno bellissimo; tra la scena incestuosa tra Tom Hiddleston e Jessica Chastain e il poderoso (ma troppo coperto) amplesso tra il primo e Mia Wasikowska c’era materiale sufficiente per un film epico, ma – scherzi a parte – la scrittura inciampa e le battute suonano poco incisive, poco violente. All’interpretazione fortissima dei tre attori non si unisce una trama folle e turpe come ci aveva abituato il regista de La spina del diavolo e Il labirino del fauno. Probabilmente perché l’intenzione era quella di portare le storie dell’orrore nel mondo di tutti i giorni. Un mondo malato e perverso, dove per gli orrori e gli omicidi efferati non c’è altro colpevole se non l’uomo. Dietro le storie del terrore si celano mostri umanissimi: i fantasmi sono ricordi recita Edith, ed è vero che i lupi mannari sono comuni assassini, le streghe donne emancipate che padroneggiano l’arte cerusica, i maghi uomini d’intelletto e di studi controcorrente, i malocchi invidie e rivalità e i filtri d’amore l’irragionevolezza dei sentimenti. Da questo punto di vista il non voler relegare la risoluzione del mistero forzosamente al soprannaturale mi è molto piaciuto, ma che la risoluzione fosse classica e buonista non gliel’ho saputo perdonare, probabilmente. Il buon medico zoppo con la passione per le investigazioni che infine salva la sua amata è un clichè di cui Del Toro non si sarebbe mai dovuto macchiare: piuttosto facciamoli morire tutti sul picco cremisi, piuttosto facciamo morire almeno il medico zoppo. È come se uno guardasse Tarantino e dopo ultraviolenza e splatter non sentiamo nemmeno una bestemmia. Uno ci rimane male!

Crimson Peak è un film bello, ma non perfetto. Le citazioni di Lovecraft e Mario Bava mi hanno fatto rabbrividire di piacere, insieme al brivido che solo Guillermo può darti di vedere una fiaba gotica di streghe e fantasmi tangibilissimi. Fantasmi che vivono alla porta accanto o sotto il tuo letto. I fantasmi in questo film sono i ricordi, i non detti, le parole che dovremmo dire all’uomo/donna che amiamo e che invece ci muoiono in gola. I fantasmi sono il rancore che s’incancrenisce nei silenzi, sono i vuoti lasciati da chi amiamo e ci lascia, i fantasmi sono ciò che vorremmo essere e non siamo, le aspettative degli altri, gli amori non corrisposti e le fantasie incompatibili con il reale. Questa è una lezione che Del Toro conosce bene e per cui non gli sarò mai abbastanza grato e in Crimson Peak ci arriva come un vento gelido sulla nuca.

-Hai detto che avresti amato solo me. Che non ti saresti mai innamorato di un’altra.
-È capitato.

Voto