Fin dagli albori del mondo l’uomo ha alzato lo sguardo al cielo, di notte, perdendosi nelle stelle. Lo spazio, sconosciuto, ci spinge ad alzare così tanto la testa che dobbiamo spingerla proprio all’indietro: il cielo non può essere guardato senza perdere l’equilibrio sulla terra.
La contemplazione e lo studio dell’universo ci spinge ad abbandonare le domande terrene, per porcene di umane: perché siamo sulla terra? Chi siamo? E siamo soli?
Il nostro mondo sta morendo di una malattia che, come in Nausicaa di Miyazaki, rende il cibo sempre più scarso e l’aria irrespirabile. Il Dr. Cooper trova questa Terra morente un limite troppo soffocante e non smette mai di alzare lo sguardo al cielo sognando quello spazio in cui è quasi stato da astronauta e scienziato. Preferisce vedere la risposta fuori e non dentro. È nell’amore della scienza che cresce solo i suoi due figli. Tom va al liceo, ma non potrà continuare gli studi: sulla terra più che di laureati, hanno ora bisogno di agricoltori. E poi c’è Murph, dall’impopolare nome dato in onore della “Legge di Murphy” perché si ricordi che tutto può succedere. È nella doppia chiave di lettura del nome di una ragazzina che si articola il senso più profondo di un film che non ha paura di indagare nel nostro animo e immaginare al di fuori da questo.

Nolan utilizza lo stesso schema narrativo utilizzato in Inception per raccontare il passato, il presente e il futuro in scatole concentriche che, come un cubo di Rubik, s’incasellano e si concatenano. Infondo non è lo stesso schema narrativo delle nostre vite, dove ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà sono strettamente interconnessi tra loro? In una fotografia mozzafiato che ci fa affacciare nell’ignoto citando il maestro Stanley Kubrick, anche solo dai robot umanizzati che assomigliano al monolite kubrickiano – perché sono l’introspezione su noi stessi e la scoperta di noi – per finire l’immaginario legato alla rappresentazione dello spazio che può essere accompagnato solo da silenzio: il mistero della nostra collocazione nel cosmo non può essere legato a nessuna musica se non il nostro respiro.
    Matthew McConaughey, Jessica Chastain, Anne Hathaway ci regalano interpretazioni intense, ognuna delle quali racconta una parte di noi. Il desideiro, il fallimento, la paura, l’incomprensione, la passione, l’amore, l’abbandono. Ci incantano con le loro voci spezzate dalla difficoltà e ci emozionano con la determinazione a fare qualcosa per tutti, nonostante desiderino con tutto se stessi fare qualcosa per sé. È dal loro amore personale che trovano la strada per l’amore per il genere umano.

Nolan costruisce una narrazione universale sul destino individuale. Il rapporto d’amore tra il padre e la figlia sono il legame che spinge gli uomini a lottare per un mondo migliore per le generazioni che verranno. L’egoismo umano del dr. Mann si scontra con l’amore del dr. Cooper per la sua Marph. Così il mistero dei mondi paralleli, degli alieni (in una calda concezione spielberghiana) si scioglie nell’amore universale di un genitore per la figlia e l’universo si ripiega in una stanza – ricordandoci molto un altro lavoro di Spielberg, A.I. Una stanza di una bambina in cui si condensa l’amore per il genere umano. Dietro quella libreria ci sono tutte le generazioni degli uomini che sono venuti prima di noi e ci hanno consegnato bellezza e terribili eredità, spinti da quella forza racchiusa nella nostra carne mortale che si chiama immortalità. Per far questo il mezzo utilizzato è la legge della relatività, per poter raccontare la forza straripante di uno Sconosciuto per noi dobbiamo ripiegare nella nostra esperienza più intima, quella filiale. Le leggi che governano l’universo sono le leggi del nostro cuore.

Per raccontare noi stessi abbiamo bisogno di una fantascienza lontana, e di un Nolan che continua a sperimentare e a spingersi oltre in costruzioni filmiche semioticamente complesse e avvincenti. Un film bello, non certo un capolavoro assoluto, ma un’esperienza cinematografica che si è in dovere di regalarsi per abbandonarsi alla risposta a una domanda che spesso qualche matto ci fa: perchè vai al cinema se puoi vedere tutto su tuo home theatre?

-Cosa troverò lì?
-Solo ciò che con te porterai.

(Citando George Lucas, Nolan in Interstellar)

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