Nick figlio di una famiglia agiata ed influente del Middle West, nonostante questo, ha un lavoro modesto in borsa. Suo vicino di casa l’opulento e misterioso Jay Gatsby, che sorprende talvolta a spiarlo. Feste incredibili e grandissime a cui accorre tutta New York per la quale Nick, e solo Nick riceve l’invito. Forse perché è l’unico che non vi andrebbe senza.

Baz Luhrmann apre gli occhi su un mondo irreale quanto vero, sfarzoso e opulento, al ritmo del fox trott (che non si sente mai davvero nella pellicola) e dei soldi dei nuovi ricchi e dei ricchi di sempre. Luhrmann riesce sempre ad emozionare con la vista: durante la carrellata che porta dalle acque della dimora di Daisy al giardino di Gatsby stracolmo di auto, la folla impazzita, la ricchezza eccessiva, fino a quelle sale con presentatori e ballerini ho provato una profonda emozione. Merito anche della bellissima fotografia di Simon Duggan, costola del regista che ha chiari gusti in fatto di composizione ed estetica: tutto sovraccarico eppure mai casuale.

Lurhrmann prende gli sfavillanti anni ’20 con gangster e ricchezza e come sempre ne da un ritratto inedito, pieno di controsensi che invece di contraddire riproducono il mood di quegli anni. Lo fa prima di tutto con la colonna sonora che, tranne per il jazz suonato in assolo da un trombettista su un’impalcatura, non ha niente a che vedere con quegli anni d’ambientazione. Luhrmann prende J-AZ, Lana Del Rey, Florence and the Machine, Fergie e Beyoncé e riesce tra soul, dark rock e dance, mixate talvolta sul un ritmo più twentiees, a riprodurre esattamente il clima sonoro della vicenda. Una cosa incredibile!

Il cast è eccezionale: Di Caprio è perfetto, un Jay Gatsby autentico. Misterioso, enigmatico che poi si lascia man mano scoprire mostrando verità, incrinature. Carey Mullingan riconferma il suo talento in una delle attrici migliori di questi anni. Svampita, superficiale, fragile. Come i fili di perle che porta al collo. Vorrei menzionare anche Isla Fisher, che mi ha molto colpito, inizia a rivelarsi (con ruoli più di spessore) una brava interprete, emotiva ed emozionale.
Veniamo adesso ad una questione che per molti è stata centrale: la fedeltà al romanzo. Premetto che ho letto il romanzo e trovo assurde e senza senso le accuse di “infedeltà” al film. Certo, Baz Luhrmann ha bisogno di alcuni mezzi visivi per la narrazione filmica che nel libro non ci sono, ma sarebbe impensabile il contrario. Il film è la visione di Lurhmann, la sua personale lettura del romanzo che trovo toccante e anche molto “fedele”, a dirla tutta, con pezzi della sceneggiatura che sono vere, intonse, citazioni del libro. Inoltre Lurhmann riesce, come un prestigiatore, a riprodurre con precisione le atmosfere del romanzo senza essergli mai fedele, ma con le sue geniali trovate che ce lo hanno fatto amare negli anni. Sono rimasto incantevolmente stupito dalla scena della tende bianche la prima volta che appaiono Daisy e Janet, chi ha letto il libro sa quanto siano fedeli, vive e vere quelle immagini; poiché riproducono esattamente le parole e le virgole di Fitzgerald. Manca la storia “d’amore” tra Janet e Nick, ok, e quindi? Non è una parte centrale e avrebbe finito per rendere il film lungo e prolisso.

Ho trovato profondamente emozionante the Great Gatsby di Luhrmann, che è riuscito, in poche inquadrature, a farmi commuovere più volte dell’amore che Gatsby prova per Daisy. Quando lei si gira lentamente fra le orchidee e lui è lì, nervoso, solo per lei. Lurhamnn ha centrato perfettamente il personaggio tanto misterioso e potente all’inizio, quanto umano, sognatore e innamorato poi. Un amore fragile fatto di sogni più che di fatti, un amore potente, un amore goffo come solo l’Amore è, amore univoco e per questo romantico. Insomma the Great Gatsby l’ho amato e mi sono fatto anche regalare la locandina che ora troneggia nella mia camera, in uno spazio faticosamente ricavatogli.

Voto