In una terra lontana, due regni sono divisi da una rivalità centenaria. Il popolo degli umani e quello magico della brughiera, dove il primo vede con paura e quindi con desiderio repressivo il secondo, libero. Malefica è una creatura buona della brughiera, la fata più potente. Un giorno conosce il giovane e poverissimo Stefano, intento a rubare. I due ragazzi stringono una dolce e tenera amicizia, ma l’arrivismo e la sete di potere di Stefano lo porteranno a tradire Malefica che, ferita (in una scena simbolica molto potente di stupro), riserverà rancore e rabbia per l’uomo di cui si era fidata.

Numerose sono state le critiche negative a questa pellicola che ho ascoltato e letto. Sicuramente ci sono dei dettagli commerciali che stonano, come la tuta alla Halle Berry-Catwoman di Angelina-Maleficent, o lo stridente nome di Malefica per una fata buona; ma svaniscono dinanzi la voglia di raccontare ai bambini, e di insegnarli, qualcosa di diverso dalla morale che una donna fragile e dedita alla casa viene liberata dal bacio di uno sconosciuto che si scopre essere il Vero Amore dopo un duetto di cinque minuti tra le fresche frasche, amore completato dall’uccisione di una strega cattiva e invidiosa che, senza nessuna ragione plausibile, getta un maleficio ai danni del baffuto re Stefano.

Com’è possibile insegnare che il Vero Amore sboccia casualmente, tra due sconosciuti che s’incrociano in un bosco e dell’altro sanno poco più che il nome? L’Amore è qualcosa che si costruisce nel tempo, con una relazione che ovviamente non esclude, ma al contempo non necessita, del fatidico colpo di fulmine. Amarsi davvero vuol dire conoscersi, capire i difetti dell’altro, anche litigare e scontrarsi con i propri limiti personali, amarsi vuol dire prendersi cura dell’altro e vivere liberamente al suo fianco. Per questo trovo salvifico, non solo per Aurora, ma per una generazione cresciuta tra divorzi, solitudine e relazioni usa-e-getta; che a salvarci è il bacio di chi ogni giorno è al nostro fianco, nonostante tutto e tutti.

Voto